PENSIONE

Grazie alla collaborazione del Direttore Provinciale di Napoli del patronato ANMIL, Pasquale De Delectis, parte la nuova rubrica dedicata al servizio pensione.

Verranno pubblicati articoli sulla pensione per i marittimi e le eventuali problematiche.

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Pensioni, Manovra 2021: più soldi alle uscite anticipate da 62 anni o 37,10 di contributi

Pensioni anticipate: nella bozza della Manovra prorogati al 2021 Ape social, opzione donna e uscita da 37 anni e dieci mesi di contributi.

di Carlo Pasqualetti       16-11-2020

Non riformeranno le Pensioni le misure previdenziali contenute nella bozza della legge di Bilancio 2021, ma alcune misure confermate anche per il prossimo anno consentiranno ai lavoratori di poter abbandonare prima il lavoro rispetto alla pensione di vecchiaia fissata a 67 anni. Infatti, nella Manovra economica 2021 il governo intende confermare le misure di pensione anticipata opzione donna e Anticipo pensionistico (Ape social), oltre agli strumenti che consentono alle aziende il prepensionamento a partire dai 62 anni di età o con 37 anni e 10 mesi di contributi. Inoltre il governo si è adeguato alla recente sentenza della corte costituzionale relativa al prelievo sulle pensioni con importi superiori a 130 mila euro annui lordi: il contributo di solidarietà sulle cosiddette "pensioni d'oro" resterà in vigore ancora per tutto il 2021.

Sempre in linea con le indicazioni della corte costituzionale, nella Manovra 2021 il governo prorogherà, fino al 2023, le misure sulla perequazione automatica dei trattamenti di pensione introdotti nella legge di Bilancio 2020. Dunque, il pacchetto-pensioni che il parlamento riceverà sarà composto da misure transitorie in attesa che il confronto tra governo e parti sociali arrivi alla riforma previdenziale prevista a partire dal 1° gennaio 2022, giorno nel quale sarà terminata la sperimentazione triennale della quota 100.

Nel frattempo, anche per il 2021 rimarrà utilizzabile l'Ape social per la quale nella legge di Bilancio 2021 si prevede un ampliamento della platea dei lavoratori in uscita dai 63 anni di età con l'inserimento di categorie lavorative che non hanno beneficiato della disoccupazione per carenza del requisito contributivo e assicurativo.

Come nelle attesa, sarà prorogata anche la pensione con opzione donna che consente alle lavoratrici di uscire a 58 anni se dipendenti e a 59 se autonome con il ricalcolo contributivo della pensione, misurata sui 35 anni di contributi minimi previsti.

Uscita dai 62 anni o con 37 anni e 10 mesi di contributi

Tuttavia sulle pensioni anticipate del 2021 non mancano le novità nella bozza della Manovra. In primis si procederà a un ricalcolo dei requisiti di anzianità riguardanti il part-time verticale ciclico: nel dettaglio è previsto che vengano considerati per intero gli anni di lavoro prestati con contratti a tempo parziale ai fini del riconoscimento del diritto di andare in pensione.

Altra proroga è quella contenuta nei contratti di espansione, già disciplinati dal decreto "crescita" del 2019, che consentono ai lavoratori di uscire con cinque anni di anticipo rispetto alla pensione di vecchiaia (quindi a partire dai 62 anni) o all'anzianità contributiva (37 anni e dieci mesi di versamenti per gli uomini e 36 anni e dieci mesi per le donne).

Le novità contenute nella bozza della legge di Bilancio 2021 riguardano un allargamento della platea dei lavoratori che potranno usufruire di questa formula di pensione anticipata con maggiori risorse stanziate dal governo: dopo la sperimentazione biennale del 2019 e 2020, infatti, per agevolare la riduzione dell'orario di lavoro da compensare con la Naspi (per la quale il governo prevede la partecipazione dell'Inps ai primi due anni di uscita anticipata), le risorse stanziate ammonteranno a 100 milioni di euro per i prossimi due anni, il triplo di quanto previsto nel 2020 (38 milioni) per questo strumento.

Inoltre, la novità più importante riguarda le aziende che potranno far richiesta del contratto di espansione per il prepensionamento dei propri lavoratori: il limite minimo passerebbe dai 1.000 attuali ai 500 dipendenti dal prossimo anno.

Come cambia la Quota 100 nel 2022: età di pensionamento e requisiti

29-09-2020 Guglielmo Sano

Come cambia la Quota 100 nel 2022: età di pensionamento e requisiti

Il Presidente del Consiglio Conte ha definitivamente escluso il rinnovo di Quota 100 durante un suo recente intervento al Festival dell’Economia di Trento. Il governo prepara la riforma del sistema previdenziale: si comincia dallo studio di un nuovo metodo di pensionamento anticipato così da evitare il tanto temuto “effetto scalone”.

Nel 2022 esordio per Quota 98

L’addio a Quota 100 alla scadenza prefissata per la misura sperimentale al 31 dicembre 2021 è ormai certo. D’altra parte, adesso al governo tocca mettersi al lavoro per evitare il temuto “effetto scalone”: senza la forma di pensionamento anticipato, la generalità dei lavoratori italiani potrà uscire dal lavoro soltanto una volta maturati i requisiti richiesti per la pensione di vecchiaia; in pratica, si potrà smettere di lavorare soltanto a 67 anni.

L’ipotesi che più sta prendendo corpo negli ultimi tempi consiste nell’introduzione della cosiddetta Quota 102: requisiti per andare in pensione a quel punto il raggiungimento sempre di 38 anni di contributi ma 64 invece che 62 anni di età. L’idea è quella di prevedere anche una penalizzazione sull’assegno e, in particolare, del 3% della quota del trattamento calcolata con sistema contributivo. In tal maniera si andrebbero a favorire i lavoratori più anziani che rientrano per la stragrande maggioranza nel sistema misto, ossia con l’assegno calcolato in base al metodo retributivo fino al 1995 e in base a quello contributivo a partire dal 1996.

Nel 2022 esordio per Quota 98

Diametralmente alla sostituzione sostanziale di Quota 100 con Quota 102, tramontata la possibilità di vedere in campo Quota 41, si introdurrebbe anche una forma di pensionamento anticipato dedicata a chi svolge lavori “usuranti”. A Operai, gruisti, ferrovieri, operatori ecologici e marittimi, facchini ma anche a insegnanti della scuola primaria e a chi svolge una professione sanitaria potrebbe quindi essere data la possibilità di andare in pensione con soli 36 anni di contributi e al raggiungimento dei 62 anni di età. Per chi va in pensione con Quota 98 dovrebbero essere previste penalizzazioni minime, o addirittura nulle, sull’assegno.

 

Riforma pensioni: Quota 98. Doppia flessibilità e 62 anni

DI RICCARDO VALLE

Una nuova proposta di Riforma delle pensioni arriva dal doppio meccanismo di Quota 98 e Quota 101. La prima destinata a addetti a mansioni gravose con un'età minima di 62 anni, l'altra per tutti gli altri con un'età di 64 anni. Pregi e difetti di ciascun meccanismo del sistema, a doppia flessibilità in uscita, sono ravvisabili in questa nuova ipotesi di riforma.

Flessibilità è la parola chiave che domina in queste settimane (e dominerà in quelle future) i tavoli di confronto fra Governo e Sindacati. La data del 31 dicembre 2021 è vista come il momento cruciale in cui la sperimentale Quota 100 andrà in pensione, lasciando spazio a una nuova forma di pensionamento che dovrebbe garantire flessibilità in uscita e scongiurare il temutissimo scalone dei 5 anni che si verificherebbe al ripristino della Legge Fornero.

Un sistema pensionistico sempre più orientato verso il metodo di calcolo dell’assegno di tipo contributivo, è mosso dal principio del ‘più versi, più avrai’. Più il lavoratore rimane occupato, cioè, e più il suo assegno nel momento in cui andrà in pensione avrà un importo alto. È pertanto indispensabile offrire al contribuente la libertà (flessibilità) di scelta del momento in cui uscire dal mondo del lavoro.

Il nodo che sorregge i negoziati di queste settimane dovrebbe essere il giusto compromesso fra le istanze delle parti sociali a difesa del lavoratore e dei suoi diritti di futuro pensionato da una parte, e le esigenze del Governo dall’altra, attento a trovare una via di uscita verso una Riforma pensionistica che addolcisca il più possibile l’impatto sui conti pubblici e sia sostenibile negli anni a venire. Il tutto senza dimenticare l’occhio vigile dell’UE molto attento in materia, a seguito del Recovery Found.

Sono in studio molte ipotesi che tentano di trovare un equilibrio fra età anagrafica ed età contributiva. In queste ore sembra prendere forza l’idea di una doppia flessibilità in uscita, una destinata a chi svolge lavori gravosi, l’altra per tutti gli altri.

Pensione e doppia flessibilità in uscita con Quota 98 e Quota 101

Una delle proposte più recenti messe sul tavolo da CGIL, CISL, UIL e Governo sembra essere la doppia flessibilità in uscita che sarebbe garantita dalla compresenza di due meccanismi differenti, uno destinato ai lavoratori che operano in condizioni usuranti e gravose, l’altro a cui si atterrebbero tutti gli altri futuri pensionati.

Quota 98 (o forse 99) fa riferimento alla somma di 62 anni di età anagrafica minima e 36 anni contributivi, requisiti che il lavoratore dovrebbe avere per ricevere l’assegno. L’età sarebbe la stessa della Quota 100, varierebbero invece gli anni di lavoro che dai 38, sempre della Quota 100, scenderebbero a 36. Questa prima forma di meccanismo pensionistico sarebbe destinato agli addetti delle attività di lavoro cosiddetto gravoso che già conosciamo, perché le stesse dei beneficiari dell’APE Sociale, pensione precoce e Quota 41. Da tempo si discute, inoltre, di estendere il numero di queste categorie di lavoro usurante ad altre occupazioni, anche in relazione ai rischi sanitari legati all’emergenza Covid-19.

Questo primo meccanismo della Riforma pensionistica, non avrebbe penalizzazioni sull’assegno mensile, o potrebbe comportarne in minima misura.

L’altro meccanismo che andrebbe a completare il nuovo sistema pensionistico 2022, si rivolge a tutti gli altri lavoratori che non rientrano nelle categorie svantaggiate sopra citate.

Riforma delle pensioni con Quota 101 per tutti gli altri lavoratori

L’altra faccia della Riforma pensionistica ipotizzata, vedrebbe nella Quota 101 la nuova uscita flessibile per i lavoratori che dal primo gennaio 2022 si affacceranno alla pensione. Se Quota 98 è destinata a soggetti che svolgono attività considerate logoranti, Quota 101 include tutte le altre figure di lavoratori che non rientrano in questa categoria, e con un minimo di 64 anni di età anagrafica e 37 anni contributivi, potrebbero accedere al sistema pensionistico ipotizzato.

Rispetto alla Quota 100, per questa categoria di lavoratori, la nuova soluzione sul tavolo dei negoziati rappresenta sicuramente un passo indietro. Se con Quota 100, l’età minima pensionabile è fissata a 62 anni, con Quota 101 questa salirebbe a 64. Gli anni contributivi, invece scenderebbero di un anno, da 38 e 37. Dal punto di vista dell’assegno pensionistico mensile percepito, la Quota 101 prevederebbe penalizzazioni percentuali sullo stesso assegno, o in alternativa decrementi derivabili da un ricalcolo contributivo.

Il famoso e temutissimo scalone di 5 anni che alle condizioni attuali di Quota 100 verrebbe a determinarsi il primo gennaio 2022, sarebbe dunque ridotto di due anni. Alla scadenza dei tre anni sperimentali di Quota 100 i lavoratori si troverebbero cioè ad affrontare l’unica soluzione pensionistica disponibile, la riforma Fornero, con un ingresso alla pensione di vecchiaia a 67 anni, con soglie fisse e senza alcuna forma di flessibilità. Quota 101 mitigherebbe questo passaggio riportando l’età minima a 64 anni e rendendo il passaggio meno ampio e doloroso, pur con qualche penalizzazione, anche in termini di importo dell’assegno mensile. Chi andrebbe in pensione dal primo gennaio 2022 dovrebbe attendere, rispetto a chi si è ritirato entro il 31 gennaio 2021, soltanto 3 anni anziché 5 come accadrebbe se tornasse in vigore la Riforma Fornero.

I lavori gravosi che danno accesso alla pensione Quota 98

L’ipotesi di Riforma sul tavolo dei negoziati fra Governo e Sindacati che prevede la Quota 98, riconosce come potenziali fruitori del trattamento pensionistico i lavoratori addetti a mansioni particolarmente gravose che rientrano nel seguente elenco:

operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici,
conduttori di gru e di apparecchi di sollevamento, conduttori di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni,
conciatori di pelli e di pellicce,
conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante,
conduttori di mezzi pesanti e camion,
professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni,
addetti all’assistenza personale di persone non autosufficienti,
insegnanti di scuola dell’infanzia e educatori degli asili nido,
facchini, addetti allo spostamento merci ed assimilati,
personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia di uffici ed esercizi commerciali, nei servizi di alloggio e nelle navi,
operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti,
operai agricoli specializzati e non specializzati,
operai specializzati della zootecnica,
operai non qualificati nell’agricoltura e nella manutenzione del verde,
operai non qualificati addetti alle foreste, alla cura degli animali, alla pesca e alla caccia,
pescatori della pesca costiera, in acque interne, e in alto mare,
siderurgici di prima e seconda fusione, conduttori di forni ed altri impianti per la lavorazione del vetro, della ceramica e di materiali assimilati,
marittimi imbarcati a bordo: marinai di coperta e operai assimilati,
personale viaggiante dei trasporti marini ed acque interne.

Le altre opzioni di riforma delle pensioni

In questi ultimi mesi ci siamo ormai abituati a leggere proposte di Riforma pensionistica alternative alla Legge Fornero, ormai sempre più prossima.

Il percorso di rinnovamento pensionistico è partito dall’ipotesi di confermare la Quota 100 alla scadenza del suo triennio sperimentale, rendendola definitivamente operativa. La proposta sembra però ormai scartata per la sua scarsa sostenibilità economica.

Sono stati proposti allora nuovi meccanismi pensionistici alla ricerca di un giusto equilibrio fra conti dello Stato, esigenze europee ed esigenze del lavoratore (l’ordine qui è puramente casuale!), in nome di quella flessibilità di cui tanto si parla. Si è provato a valorizzare sistemi di uscita anticipata già in vigore, come Opzione Donna e Ape Sociale, tentando di adattarli all’intera platea di lavoratori.

La stessa Quota 41 per alcune settimane è stata l’osservata speciale, soprattutto da parte di alcune forze politiche, e vista come la potenziale soluzione di riforma, qualora venisse estesa a tutti i lavoratori, invece di essere destinata ai soli precoci e svantaggiati come lo è attualmente. Non dimentichiamo, inoltre, come i Sindacati sembrano gradire molto i 41 anni contributivi di questo meccanismo, se adattati a tutti i lavoratori e associati ai 62 anni di età minima di uscita. Da parte del Governo, però, Quota 41 non è vista di buon occhio perché difficilmente sostenibile economicamente, già dai primi anni, rispetto ad altri sistemi.

Nelle ultime ore, il calendario dei negoziati fra Governo e CGIL, CISL e UIL si sta facendo sempre più fitto e le proposte avanzate prendono via via forme più vivide e definite. Uno degli ultimi meccanismi che sembra riscuotere un discreto numero di consensi è la Quota 102, che garantirebbe flessibilità in uscita con 64 anni di età e 38 di contribuzione, e con penalizzazioni per ogni anno fino al raggiungimento del traguardo dell’età pensionistica di 67 anni. Meccanismo inedito, questo, che fino a oggi non ha mai trovato applicazione per nessuna categoria di lavoratori.

Soltanto i prossimi mesi sapranno offrirci qualche risposta a riguardo della Riforma delle pensioni 2022, che nelle intenzioni del Governo dovrebbe riuscire a mettere d’accordo esigenze dei lavoratori e conti pubblici, e garantire una sostenibilità del sistema pensionistico almeno per i prossimi dieci anni.

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Rubrica curata dal dott. Pasquale De Delectis

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